49. La caduta d'immagine del papato avignonese.

   Da: G. Falco, La Santa Romana Repubblica, profilo storico del
Medio Evo, Ricciardi, Milano-Napoli, 1948

 L'esosa fiscalit, lo scadimento della moralit religiosa,
l'asservimento agli interessi francesi, emersi durante l'esilio
avignonese, scatenarono contro il papato, come afferma lo storico
medievalista Giorgio Falco, una massiccia ondata di critiche e di
biasimo, che, al contrario delle episodiche contestazioni del
passato, questa volta avrebbe messo in gioco la stessa esistenza
dell'istituto papale e la credibilit della Chiesa.


   Effettivamente la fiscalit ecclesiastica doveva suscitare
l'immagine di un'enorme piovra distesa coi suoi tentacoli a
suggere il sangue della Cristianit. Ne soffriva il clero,
taglieggiato senza tregua, impedito e sminuito nel suo stesso
ministero spirituale; ne soffrivano popoli e principi, che
vedevano portare oltre confine e destinare ad altri usi le
ricchezze del paese, ne risentiva l'intera vita religiosa
abbassata e rilassata dalle guerre e dai gravami, dall'assenza dei
titolari e dalle lunghe vacanze, dalle cattive elezioni da parte
della Curia e dalla sempre pi scarsa sorveglianza esercitata dai
vescovi sul clero diocesano. [...].
   Per la dinamica fatale la Chiesa d'Avignone, materialmente e
moralmente impoverita, fronteggiata dalla nuova Europa, era
costretta a cercare la sua salvezza l, dove risiedeva la sua
rovina. Quanto pi s'allargava e s'infittiva la rete dei suoi
interessi temporali, quanto pi essa aderiva alla terra per trarne
il succo vitale, tanto pi s'impoveriva la sua sostanza religiosa
e si abbassava il suo prestigio. La ricchezza era la condizione
indispensabile per assicurare l'indipendenza della Chiesa anche
dalla Francia, per tenere in pugno il Patrimonio, condurre
un'energica politica contro l'Impero e i ghibellini d'Italia,
intervenire autorevolmente nelle grandi questioni europee, bandire
la guerra agl'infedeli, dispensare e acquistar favori, conciliarsi
il rispetto dei popoli. Ma la ricchezza si otteneva solo a patto
di offuscare la santit del Papato e di esasperare le ostilit.
   Noi possiamo distinguere da pontefice a pontefice, chiamare
Clemente quinto [papa che nel 1305 avvi l'esilio avignonese]
responsabile della pi sommessa obbedienza alla corona di Francia
e dell'impoverimento del tesoro con la prodigalit delle sue
donazioni testamentarie, possiamo attribuire a Giovanni
ventiduesimo [1316-1334] il maggior impulso allo sviluppo della
fiscalit pontificia; ma la linea dello svolgimento risale ben pi
in alto del primo e discende ben pi gi del secondo, n bastano
ad arrestare il male, che anzi s'aggirava ogni giorno, le buone
disposizioni di un Benedetto dodicesimo [1334-1342] o di un Urbano
quinto [1362-1370]. Combattere vittoriosamente contro un intero
sistema politico e religioso, che s'era venuto formando nel corso
delle generazioni, che rispondeva a inderogabili esigenze civili
nel tempo, non era evidentemente in potere di un papa, fosse pure
animato da un'eroica volont.
   Incomincia cos il pi secolare processo intentato da nazioni e
sovrani, da membri del clero e universit contro la Curia romana,
che , nel tempo stesso e implicitamente, la ribellione contro il
principio autoritario e unitario del mondo medioevale, il
dibattito sul fondamento e sui limiti dell'autorit nel campo
religioso e civile.
   Non  la prima volta che sentiamo lamentare l'avidit e la
corruzione della Santa Sede; la letteratura dei secoli dodicesimo
e tredicesimo offre sull'argomento materia per un larghissimo
florilegio, in cui a fianco dell'allegra satira dei Carmina Burana
[raccolta di circa 300 poesie goliardiche del dodicesimo-
tredicesimo secolo, composte dai clerici vagantes e universitari
del tempo] trova posto la severa condanna di san Bernardo di
Chiaravalle [1090-1153, teologo e dottore della Chiesa francese,
diffuse in Europa l'ordine cistercense]. La continuit  evidente,
ma qui non si tratta pi di una generica o episodica riprovazione,
di una espressione sporadica o personale. L'individualit e
l'importanza del momento storico derivano dal fatto che l'assalto
muove da tutte le parti, dai rappresentanti delle grandi forze
politiche, religiose, culturali del tempo, e va oltre i singoli
abusi, per colpire, con una critica rivoluzionaria, l'intero
sistema della plenitudo potestatis prima, poi del fiscalismo
pontificio, infine l'istituto stesso della Chiesa e del Papato.
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